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Firenzuola è certamente oggi uno dei luoghi più importanti per la pietra serena. Vi si concentrano le cave principali e le aziende che estraggono, lavorano, trasformano questo materiale. Il comprensorio di Firenzuola era ed è anche la “capitale” degli artigiani che da sempre sanno come trattare la pietra. E’ da Firenzuola quindi che desideriamo partire per questo breve viaggio nell’architettura contemporanea della pietra serena,
L’intervento realizzato da Carlo Scarpa e Edoardo Detti a Firenzuola è certamente il più emblematico e caratteristico nel panorama di interventi che presentiamo, ed è anche il più “anziano”, dato che i primi studi per la Chiesa di San Giovanni Battista risalgono al 1956. L’edificio si presenta come un volume massiccio che individua nelle due emergenze principali, il campanile e il pronao, due elementi di determinata discontinuità. Le scelte progettuali si individuano chiaramente nella negazione del rapporto di continuità con i portici adiacenti e nell’individuazione della muratura cieca e compatta posta sul lato meridionale dell’edificio. Il fronte principale è invece articolato in diversi elementi caratterizzanti, come il portale che diventa campanile, il pilastro che si trasforma in setto murario, la pensilina aggettante che individua l’ingresso.
Lo spazio interno è dominto dal rigore delle forme geometriche: il grande altare circolare inscritto simbolicamente nella rigorosa proiezione quadrata del presbiterio, il volume rettangolare dell’aula punteggiato dal ritmo delle aperture quadrate che portano all’interno fasci di luce che cadono nel vano accarezzandone di taglio la candida superficie muraria. Entrando nell’edificio si è colpiti dalle dimensioni dell’area, sviluppata in senso longitudinale, e dal rapporto con la copertura, realizzata con un tetto a carena, e posta in modo da individuare una sezione dell’edificio fortemente rettangolare.
Lo sguardo è attratto inevitabilmente dall’altare, essenziale quanto elegante, costituito da una lastra uniforme di pietra serena posta su un leggero telaio in ferro verniciato in nero. La lastra, dello spessore di circa 15 centimetri, è sagomata con una sezione apparentemente “strutturale”, ma nei fatti modellata per evidenziarne il profilo in contrasto con la sagoma del celebrante. Ma forse l’importanza di questa scultura emerge grazie al
basamento circolare, finemente protetto da un leggero quanto simbolico parapetto in ferro verniciato, che
ripropone la geometria del basamento. Quest’ultimo è interamente realizzato con pietra serena, finemente
lavorata, come l’altare, e sagomata in modo da renderne perfettamente curvilineo il prospetto.
Ma la pietra serena per Detti e Scarpa non è solo un materiale di dettaglio o finitura, è anche elemento di
struttura. Ecco allora “muri “, intesi come somma di elementi portanti, trama di blocchi o lastre di differente spessore, simbolo espressivo di una chiusura che vuole essere osservata.
Il primo, dalle tonalità variegate che passano dal bruno-paglierino al grigio azzurro tipico della pietra serena,
costituito da lastre di spessore differente tra 2 ed i 6 centimetri, nasce alll’interno della grande aula, per
proseguire verso l’esterno, per individuare una continuità ideale al messaggio proposto all’interno della
chiesa. La malta che lega la pietra è evidente e cementa la ruvidità della lastra sbozzata, mettendo in luce
fughe e ricorsi.
Osservando da vicino il secondo “muro” si può immaginare una composizione astratta, un assemblaggio
stereometrico di gusto ‘De Stijl’, tipico esempio delle influenze compositive di Carlo Scarpa. La fierezza con
cui si confrontano i diversi blocchi di pietra serena nasconde il desiderio del gioco infantile delle costruzioni,
in cui gli elementi si sovrappongono casualmente, ma con attenzione affinchè le fughe orizzontali, seppur
poco percettibili a causa della geometricit� delle bozze, mantengano l’orizzontalità dei ricorsi talvolta interrotti da blocchi ruotati. In questo caso la tonalità della pietra è maggiormente omogenea avvicinandosi al
classico grigio-azzurrognolo largamente diffuso. La finitura superficiale dei blocchi, leggermente scabra e
finemente rigata, determina il “verso” di ogni singolo elemento: l’orizzontalità o verticalità è individuata per
ogni singolo blocco evidenziando l’anisotropia di questo materiale.

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Arch. E. Detti, Arch. C. Scarpa - 1956 - 1963”  

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